Dal 1935 al 1949, il Fútbol non si ferma

Dal 1935 al 1949, il Fútbol non si ferma

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
L'Europa prima, e il mondo poi, precipitano nell'incubo della guerra, ma il Sudamerica non smette di sfidarsi sui campi da calcio. Il Perù esulta con Teodoro Fernández, mentre l'Argentina domina con Norberto Méndez.
 di Oreste Giannetta articolo letto 2643 volte

Gli strascichi polemici della prima finale mondiale si ripercuotono anche sul torneo continentale. Argentina e Uruguay sospendono le loro relazioni calcistiche impedendo di fatto la disputa del Campeonato fino al 1935, quando si torna a giocare in Perù. Come se nulla fosse successo sono ancora loro due a giocarsi il titolo ed è nuovamente la Celeste ad avere la meglio, con un netto 3-0. Nel gennaio del 1937, nella prima edizione disputata a cavallo di due anni, l’Argentina si prende la rivincita approfittando dell’appannamento dei rivali, padroni di casa. L’avversario principale è il redivivo Brasile, che la costringe allo spareggio, per poi arrendersi alla doppietta ai supplementari di Vicente de la Mata, bomber storico dell’Independiente, dopo che l’arbitro aveva per errore chiuso la gara all’84’.
Mentre l’Europa precipita nel gorgo della Seconda Guerra Mondiale, l’attività calcistica d’oltreoceano non si arresta. Tra il 1939 e il 1945 vanno in scena quattro edizioni. La prima vede il successo del Perù, che dunque si aggiunge alle tre grandi storiche nell’albo d’oro. È anche l’anno del debutto dell’Ecuador, che chiude a zero punti. L’assenza di Argentina e Brasile di certo facilità il compito dei peruviani, che in ogni caso legittimano la loro vittoria nella sfida decisiva contro l’Uruguay, battuto 2-1, ed esprimendo il capocannoniere e miglior giocatore del torneo, “El Cañonero” Teodoro Fernández.
Il resto del decennio è dominato nella quasi totalità dall’Argentina, che fa sue quattro edizioni su sei. Nel 1941 si impone a punteggio pieno, battendo l’Uruguay con la rete di Sastre. Il dominio si ripete nel 1945, col decisivo 3-1 al Brasile di Ademir, firmato dalla tripletta di Norberto Méndez, bomber con, a detta sua, due grandi amori. “L’Huracán è stata la mia fidanzata e il Racing mia moglie”, affermerà a fine carriera. Ancora Méndez, con una doppietta sempre al Brasile, permette all’Argentina, probabilmente la più forte squadra del momento, di conservare il titolo, prima del tris del 1947, l’anno del debutto di Alfredo Di Stéfano, che da il suo contributo con sei gol in sette partite.
A interrompere il dominio albiceleste di quegli anni è solo l’Uruguay che, approfittando del fattore campo, nel 1942 beffa i vicini con la rete di Bibiano Zapirain, poi anche all’Inter nell’immediato dopoguerra. Complice l’assenza dell’Argentina, invece, l’ultima edizione del decennio vede il ritorno al successo del Brasile dopo 27 anni. I verdeoro, lanciati verso il mondiale di casa del 1950, non hanno problemi a far loro un torneo che vede l’Uruguay come comparsa e il Paraguay, travolto poi 7-0 allo spareggio, come unica rivale in grado di batterli. I protagonisti del successo sono Tesourinha, sorta di Garrincha ante litteram, e Ademir, che guiderà la sua nazionale nella “tragica” Coppa del Mondo dell’anno seguente.