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Dal 1975 al 1983, rivoluzione e rinascita

Dal 1975 al 1983, rivoluzione e rinascita

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
Per un decennio la Copa América cambia faccia. Tre edizioni senza Paese organizzatore che favoriscono le sorprese. Esultano Perù e Paraguay, prima che l'Uruguay del "Principe" Francéscoli riporti l'ordine.
 di Oreste Giannetta   Vedi letture

Otto anni di assenza sono tanti, ma quando la Copa América si riaffaccia sulla scena il suo volto è completamente rinnovato. Il torneo del 1975 è il primo senza un Paese organizzatore ed è il primo a non essere disputato con un unico girone all’italiana. La nuova formula prevede tre gironi da tre squadre che promuovono le prime classificate alle semifinali, con la detentrice ad aspettarle.
Nella prima edizione della nuova era, a passare il primo turno sono il Perù, la Colombia, a sorpresa sul Paraguay, e il Brasile, con un doppio e decisivo successo sull’Argentina, mentre il Venezuela, che aveva esordito nel 1967, fa da sparring partner. Le sorprese di questa edizione non finiscono qui, perché in semifinale sono le due outsiders, Colombia e Perù, ad avere la meglio sulle favorite Uruguay e Brasile. I colombiani sistemano le cose già all’andata con un facile 3-0, perdendo poi di misura a Montevideo, mentre i peruviani, guidati dalla stella del Porto Teófilo Cubillas, si impongono in Brasile per 3-1, prima di perdere 2-0 in casa, riuscendo però a qualificarsi al sorteggio. Nella finalissima la Colombia sogna la prima affermazione, dopo l’1-0 di Bogotà, ma viene ribaltata con un 2-0 al ritorno. In questo caso, però, non conta il totale dei gol e si va allo spareggio, giocato a Caracas e deciso a favore degli andini grazie al gol di Hugo Sotil, attaccante del Barcellona, che vale il secondo titolo per il Perù.
Quattro anni dopo l’Argentina, nonostante sia campione del mondo, torna a deludere finendo nuovamente dietro al Brasile di Zico e Roberto Dinamite, ma venendo sopravanzata anche dalla Bolivia, nonostante la presenza di Passarella e, soprattutto, di Maradona. Oltre ai verdeoro passano il Cile e il Paraguay, che beffa l’Uruguay del futuro cagliaritano Victorino. In semifinale il Cile elimina i campioni in carica imponendosi già a Lima con doppietta del bomber Caszely, un passato in Spagna con Levante ed Espanyol e nella storia per essere stato, nel 1974, il primo giocatore espulso ai mondiali per doppia ammonizione. Questa nuova formula si conferma facile alle sorprese, visto che la seconda finalista è il Paraguay, che si impone sul favorito Brasile per 2-1 in casa, per poi strappare il pareggio al Maracaná, nonostante le reti di Falcão e Sócrates. La finale ha ancora bisogno della bella, dopo le vittorie casalinghe di Paraguay e Cile. A Buenos Aires, però, il risultato non si schioda dallo 0-0 nemmeno dopo i supplementari e alla fine si decide di premiare il Paraguay, al secondo successo, visto che in casa si era imposto per 3-0, contro l’1-0 cileno.
Nel 1983 la formula non cambia, ma tornano a dominare le grandi storiche. Insieme ad Uruguay e Perù, è il Brasile a passare la fase a gironi, nonostante non riesca a battere l’Argentina, grazie al clamoroso pareggio interno dell’Albiceleste, priva di Maradona, con l’Ecuador. Le semifinali sono ancora una volta fatali per i campioni in carica. Il Paraguay ottiene due pareggi con i verdeoro, che però sono più fortunati al momento del sorteggio. Maggiormente legittimata la vittoria dell’Uruguay, che si impone a Lima con la rete di Pato Aguilera, per poi controllare sull’1-1 al ritorno. La finalissima si decide all’andata, giocata a Montevideo. L’Uruguay vince per 2-0 grazie ad una splendida punizione di Enzo Francéscoli e al raddoppio di Victor Diogo, che deposita in rete dopo aver scartato anche il portiere Emerson Leão. Il ritorno, dopo sette giorni, si gioca a Salvador de Bahia e i padroni di casa sembrano poter rimontare dopo la rete di Jorginho, poi terzino destro campione del mondo a Usa 94. Ancora una volta, però, l’Uruguay si conferma bestia nera dei verdeoro, freddando gli entusiasmi con la rete di Aguilera di testa dopo un mortifero contropiede. Per l’Uruguay e il dodicesimo titolo, che gli permette l’aggancio agli odiati vicini argentini.


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