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Eroi d'América: Rubén Fernández

Eroi d'América: Rubén Fernández

© foto di Daniele Buffa/Image Sport
 di Oreste Giannetta   Vedi letture

Quando inizia a tirare calci ad un pallone, il giovane Rubén Fernández non immagina minimamente che un giorno sarebbe entrato nella storia del calcio del suo Paese. Nel 1950, il Paraguay ha alle spalle un paio di anonime partecipazioni ai mondiali e qualche secondo posto in Copa América, ma appare rassegnato ad un ruolo di secondo piano rispetto alle tre grandi del continente. Proprio nel 1950 Kiko Fernández, decide di compiere il grande passo. Fino a quel momento aveva rifiutato ogni proposta dai club della capitale, tra i quali il titolato Olimpia. Le sue priorità erano lo studio (si laureerà in odontoiatria nel 1955) e la vicinanza alla famiglia e agli amici. In quel 1950, però, a 19 anni, lascia il club della sua città natale, l’Estero Bellaco, e passa al Libertad, la squadra per la quale fa il tifo fin da ragazzino.
Il club bianconero non raccoglie successi in campionato, ma porta in nazionale molti giovani emergenti, tra i quali appunto Fernández, capocannoniere nel 1952, che l’anno dopo è già il centravanti e il capitano dell’Albirroja in partenza per il Perù, dove è in programma la Copa América. La logistica non è certo quella dei giorni nostri. I mezzi a disposizione scarseggiano e i giocatori si ritrovano a dover dormire sugli spalti di uno stadio, arrangiandosi con materassi stesi a terra. Tutto questo serve però a cementare il gruppo, e alla prima uscita arriva il netto 3-0 al Cile, aperto da una doppietta proprio di Fernández. Seguono tre pareggi, compreso quello coi padroni di casa che si trasforma però in sconfitta a tavolino, perché con un clamoroso errore vengono effettuate ben quattro sostituzioni.
A questo punto bisogna battere il Brasile e sperare che l’Uruguay fermi il Perù, per guadagnarsi lo spareggio per il titolo proprio coi verdeoro. La vittoria arriva solo a un minuto dal termine, ma è più che sufficiente per andare a giocarsi il successo finale, cinque giorni dopo. La Seleçao è ancora in fase di ristrutturazione, dopo il Maracanazo del 1950, ma conta già su alcuni elementi che ne faranno la storia, come i terzini Djalma e Nilton Santos e come Didì, oltre a Julinho, che poi andrà alla Fiorentina diventandone il miglior giocatore del secolo. Il Paraguay è però lanciatissimo. Chiude il primo tempo su un clamoroso 3-0, con Fernández che segna in prima persona il terzo gol, e limita i danni nella ripresa subendo due sole reti. Kiko Fernández, quindi, entra nella storia come il primo capitano dell’Albirroja ad alzare al cielo la Copa.
Chiusa questa felice parentesi, decide di monetizzare, trasferendosi nel più ricco campionato argentino, accettando l’offerta del Boca Juniors. Con gli Xeneises gioca per due stagioni, vincendo un campionato e trovando il tempo per laurearsi, proprio all’Università di Buenos Aires, per poi chiudere la carriera nel San Lorenzo nel 1958 e intraprendere quella di dentista, sempre nella capitale argentina, fino al 1998. Oggi Kiko è un arzillo ottantenne che ama ricordare gli anni della sua gioventù e quella vittoria inattesa e meritata, che ancora gli regala un posto di rilievo nel cuore dei tifosi dei Guaraníes.


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