Eroi d'América: Zizinho

Eroi d'América: Zizinho

© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
 di Oreste Giannetta articolo letto 7929 volte

Anche i re hanno i loro idoli, modelli ai quali ispirarsi che hanno rapito i loro occhi e popolato i loro sogni da bambini. È stato così anche per il re del calcio O Rey Pelé, che quando ancora era un ragazzino applaudito solo dai compagni di cortile stravedeva per un attaccante dal fisico compatto e dai tratti da indio che incantava il pubblico brasiliano con la sua tecnica e la sua abilità sotto porta.
Tomás Soares da Silva impara fin da subito che nella vita c’è poco da divertirsi, se non si ha di che mangiare. Perde il padre che è ancora un ragazzino e per aiutare la madre, infermiera, inizia subito a lavorare in una ditta di spedizioni. Senza però rinunciare al suo sogno di diventare calciatore. Ottiene un posto nella squadra della sua città, il Carioca F.C., che poi lascia quando il lavoro lo porta a Rio de Janeiro. Qui, dopo un lungo girovagare nelle squadre minori della capitale carioca, ottiene un provino col Flamengo. In una gara di allenamento sostituisce il grande Leônidas, che ha appena strabiliato il mondo ai mondiali francesi, segna due gol e gli viene subito proposto un contratto che gli fa guadagnare il triplo di quanto prendeva nella ditta dove lavorava.
Sistemata la famiglia, può dedicarsi serenamente alla sua passione calcistica e non ci mette molto per diventare un beniamino della tifoseria rubronegra, che impara ad amarlo col soprannome di Zizinho. Nel 1942 vince il suo primo titolo statale (ne seguiranno altri due consecutivi) e ottiene un posto tra i convocati per la Copa América. Non parte titolare, ma gioca le ultime partite andando a segno nella goleada all’Ecuador e nel pareggio col Paraguay. Il Brasile chiude però soltanto terzo, e poco meglio andrà tre anni dopo, quando arriva la medaglia d’argento nonostante altri due gol di Zizinho, entrambi ancora all’Ecuador.
Dopo un altro terzo posto nel 1946, con tanto di poker servito al Cile, nel 1949 ecco finalmente il momento della gloria. Il Brasile, già proiettato al mondiale che dovrà ospitare l’anno dopo, è padrone di casa anche del torneo continentale, con l’unico obbiettivo della vittoria. Zizinho segna tre dei 19 gol che nelle prime due partite finiscono nella porta di Ecuador e Bolivia. Apre le marcature nel successo di misura sul Cile, si risparmia contro Colombia e Paraguay e arriva carico come tutta la squadra per la sfida contro l’Uruguay, vinta con un sonante 5-1 che sembra mettere il titolo in cassaforte. La clamorosa sconfitta contro il Paraguay rimette però tutto in discussione, prima che lo spareggio, sempre contro i Guaraní, finisca in goleada come previsto.
Questo Brasile è una squadra formidabile, con Jair come cannoniere implacabile e i vari Ademir, Tesourinha e Zizinho a coadiuvarlo. Sembra impossibile che possa fallire l’appuntamento con la storia della Coppa del Mondo del 1950. Zizinho gioca in maniera eccelsa, va a segno contro la Jugoslavia e poi nel girone finale contro la Spagna. Poi arriva l’Uruguay e il Maracanazo a portare un intero Paese nel baratro della disperazione. Zizinho si consola col titolo di miglior giocatore del torneo, ma è ben magra consolazione, anche perché non avrà più occasione di disputare un mondiale.
Il 1950 non è certo l’anno migliore, per il Maestro Ziza, visto che il Flamengo lo cede al Bangu contro la sua volontà. Ne nasce un contenzioso che dura negli anni, tanto da impedirgli di partecipare alla Coppa del Mondo del 1954. Non alla Copa América dell’anno prima, che termina con un’altra delusione per i verdeoro. Zizinho segna un gol nell’importante successo col Cile che vale lo spareggio, ma stavolta il Paraguay ha in serbo una brutta sorpresa e fa suo il titolo continentale vincendo per 3-2.
Zizinho chiude la sua lunga serie di partecipazioni alla Copa América, che ne fanno il giocatore col maggior numero di presenze e gol, rispettivamente 34 e 17, con l’edizione del 1957. Segna all’Ecuador e alla Colombia, ma ancora una volta il Brasile è secondo, dietro l’Argentina degli angeli dalla faccia sporca. Ha 35 anni, ma passa al San Paolo su richiesta dell’allenatore giramondo Bela Guttmann e vive una seconda giovinezza, vincendo il campionato statale e sognando un posto per il mondiale svedese in programma l’anno dopo. Viene incluso nella lista preliminare, ma all’ultimo momento la preferenza del C.T. cade su un ragazzino non ancora maggiorenne. Ha la metà dei suoi anni, si chiama Edson Arantes do Nascimento, non è ancora re, ma ha già spodestato il suo idolo di bambino.
Gli ultimi anni di carriera di Zizinho si dividono tra il piccolo Uberaba di Minas Geiras e i cileni dell’Audax Italiano. Sarà poi allenatore al Vasco da Gama e nella nazionale olimpica, per poi morire nel 2002, a 80 anni, per un attacco cardiaco. Non prima di essersi visto nominare al quarto posto tra i migliori calciatori brasiliani del XX secolo. A ricordarlo e a tracciarne il ritratto perfetto, basta la frase di un famoso giornalista brasiliano. “Gli dei hanno concesso a Zizinho la grazia del calcio, ma il tempo non l’ha voluto al momento giusto”.