Brasile, quando il samba non funziona

Brasile, quando il samba non funziona

© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
 di Simone Lorini articolo letto 2108 volte
Fonte: Sportsbook24.net

Si scrive Brasile, si legge samba. O almeno lo si faceva anni fa, quando Romario, Ronaldo, Ronaldinho e Kakà ballavano sul campo, facendo gioire i tifosi e i vari cittì. Ora, quel cd si è incantato e della bellissima danza verdeoro è rimasta solo la genialità e la bellezza, ma non l'efficacia. Certo è, che rispetto all'eliminazione dell'Argentina, Menezes potrà sorridere, anche se in maniera amara. La sua selezione infatti è uscita contro un Paraguay in versione catenaccio chiuso a tripla mandata e un Justo Villar in giornata più che di grazia. Pato & co. infatti, una volta scardinata l'ermetica difesa rossoblù, si sono dovuti arrendere di fronte al portiere, che in più occasioni ha davvero compiuto prodezze favolose, come quella in uscita proprio su Pato. Quando poi, ai rigori, i brasiliani non ne mettono uno in porta, sembra davvero di assistere al festival dell'errore. Zero su quattro e tutti a casa, con il Paraguay che sorride e Menezes che piange.  In apertura abbiamo parlato di Romario, Ronaldo, Dinho e Kakà: giocatori che, nei loro diversi momenti, sono stati leader della selezione verdeoro. Ed è proprio questo quello che manca all'eliminato Brasile: un leader, un giocatore in grado di prendere per mano la squadra e trascinarla alla vittoria. Ganso non sembra avere ancora il carattere, Neymar è parso un funambolo pronto a cadere dalla corda che lo sostiene, Pato deve ancora crescere individualmente. Le parole di Robinho sono sì scontate, ma esatte: "Non vinciamo perché non segniamo". Forse anche lui si era abituato troppo bene al Milan (dove gioca un certo Ibrahimovic), ma il Brasile, questo Brasile è differente: tante giocate e poca concretezza, poca concentrazione e carattere. Ma non tutto è perduto: i prossimi Mondiali saranno proprio nella terra del samba e in quell'occasione il Brasile dovrà sfruttare appieno il momento, anche perché tra tre anni, alcuni giocatori come Pato e Ganso potranno avere effettuato la maturazione decisiva ed essere diventati i nuovi Ronaldo o Kakà, con buona pace dei loro vecchi omonimi.