Eroi d'América: Héctor Chumpitaz

Eroi d'América: Héctor Chumpitaz

© foto di Nicolo' Zangirolami/Image Sport
Nel 1975 c'è gloria per il piccolo Perù, guidato dal suo Gran Cápitan. Héctor Chumpitaz, piccolo di statura, ma gigante per personalità, resta l'ultimo capitano peruviano ad avere alzato la cielo la Copa.
 di Oreste Giannetta articolo letto 3866 volte

Tra fine anni Sessanta e inizio anni Settanta l’Europa osannava Franz Beckenbauer, passato dal ruolo di centrocampista offensivo a quello di libero e diventato di fatto il primo regista arretrato della storia, guidando ad una serie infinita di successi il Bayern Monaco e la Germania Ovest. Negli stessi anni, in Sudamerica, operava un emulo del Kaiser, molto meno conosciuto, ma altrettanto decisivo per le sorti del suo club e della sua nazionale.
Héctor Chumpitaz nasce nell’aprile del 1944 e dopo qualche difficoltà iniziale (i suoi 170 centimetri non vengono considerati sufficienti per ricoprire il ruolo di difensore) arriva in Prima Divisione a 20 anni, col piccolo Deportivo Municipal. Gli basta un solo anno, però, per attirare l’attenzione della squadra più titolata, l’Universitario, del quale vestirà la maglia per nove anni. Chumpitaz è un difensore sui generis, non un banale marcatore, ma un vero e proprio regista arretrato. Dotato di ottima tecnica e di un tempismo eccezionale che gli permette di anticipare avversari più alti di lui anche di testa, non disdegna nemmeno di tentare la conclusione in prima persona, grazie a un destro potente e preciso. A fine carriera saranno infatti oltre settanta, i gol segnati, molti dei quali proprio con tiri da fuori, soprannominati Chumpigolazos. La sua caratteristica principale è però la grande personalità, che lo porta a diventare in poco tempo il leader della “U” (come viene chiamato l’Universitario) e della nazionale, nella quale esordisce nel 1966.
Col suo club vince cinque titoli nazionali e partecipa costantemente alla Copa Libertadores, sfiorandola nel 1972 quando cede solo agli argentini dell’Independiente. Ma è con la nazionale che ottiene le maggiori soddisfazioni e la notorietà, tanto da essere eletto per due volte miglior difensore del continente. Da capitano guida la Blanquirroja alla qualificazione per i mondiali messicani del 1970, eliminando l’Argentina dopo il doppio confronto di spareggio. Il Perù si issa fino ai quarti, precedendo la Bulgaria grazie anche ad un suo gol, fermandosi solo davanti al Brasile di Pelé. Otto anni dopo ottiene lo stesso risultato, arrivando tra le prime otto dopo aver preceduto addirittura l’Olanda al primo turno, prima di crollare nel girone di finale con tanto di marmelada peruana nella famosa goleada che vale ai padroni di casa la finalissima.
La più grande soddisfazione della sua carriera, però, se la prende nel 1975, quando alza al cielo da capitano la seconda Copa América della storia del Perù, al termine della gara di spareggio contro la Colombia, giocata a Caracas e decisa da un gol di Hugo Sotil. Per i peruviani, ma non solo, è ormai El Gran Cápitan e lo dimostra il fatto che già nel 1973 guida con la fascia al braccio una selezione sudamericana in un’amichevole giocata al Camp Nou contro una omologa selezione europea e vinta ai rigori dopo il 4-4 finale, nel quale lui aveva segnato un gol.
Dopo la vittoria in Copa América decide di tentare l’avventura all’estero, accettando l’offerta dei messicani dell’Atlas. A Guadalajara resta due anni, per poi rientrare in patria, stavolta allo Sporting Cristal, vincendo altri tre titoli nazionali in sette anni. Nel frattempo, dopo aver contribuito a qualificare il Perù al mondiale di Spagna 82, decide di abbandonare la nazionale prima della fase finale.
La carriera del Grande Capitano si chiude nel 1984, dopodiché si dedica al calcio giovanile e a quello femminile. Per chi l’ha visto giocare, però, la sua presenza al centro dell’area, come quella del comandante sulla tolda della sua nave, resterà un’immagine impressa nella memoria per sempre.