Uruguay campione, il continente si inchina ai piedi di Suarez e Forlan

Uruguay campione, il continente si inchina ai piedi di Suarez e Forlan

© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Colacione articolo letto 10661 volte

L’Uruguay è tornato ad essere con pieno merito “El rey del continente” grazie ad uno staff tecnico e a dei calciatori che hanno restituito alla nazione il cosiddetto “orgullo celeste”. Il trionfo in finale contro il Paraguay non è mai stato in discussione ed il punteggio di 3-0 dice tutto. La formazione guaranì che non vince contro l’Uruguay in Coppa America da ben 67 anni ha provato a ripetere il solito spartito del “catenaccio” ma ben presto si è compreso che la musica questa volta avrebbe avuto suoni opposti rispetto ai match precedenti. Dopo un clamoroso fallo di mano di Ortigoza in avvio, non sanzionato dal brasiliano Fagundes, l’Uruguay è passato in vantaggio già al 12’ con il solito Luìs Suarez che servito da Diego Pérez si è accomodato la pelota con il destro per poi fulminare il pur bravo Villar con un bolide mancino. Dopo la consueta lotta a centrocampo con relative ammonizioni, è ancora l’Uruguay ad andare vicino al raddoppio poco dopo la mezzora con Forlàn, ma Villar è bravo a chiudergli lo specchio. Al 36’ è ancora Uruguay con il solito scatenato Suarez che ruba palla al disastroso Veron e dopo un dribbling sublime calcia sull’esterno della rete. E’ il preludio al raddoppio che difatti arriva puntuale al 42’; Arevalo Rios, anima insostituibile del centrocampo, ruba palla ad Ortigoza e serve lucidamente Diego Forlàn che con un’altra fucilata fa secco l’incolpevole Villar. Il Paraguay chiude il tempo in apnea e riemerge solo al 53’ quando Nelson Haedo-Valdez con una splendida volee mette a dura prova i riflessi di Muslera che come al solito si mostra reattivo, ripetendosi al 63’ quando anticipa in grande stile Riveros che era stato cercato con un cross dalla destra da Zeballos. Poi inizia la girandola delle sostituzioni; il primo ad entrare è Edinson Roberto Cavani che al 64’ rileva Alvaro Pereira, uno dei migliori giocatori di questa Copa. Poi al 77’ la panchina guaranì si gioca l’ultima carta disponibile facendo entrare Lucas Barrios al posto di un impalpabile Zeballos. Sono trascorsi appena due minuti dal suo ingresso in campo quando si stira, ripetendo la stessa medesima scena già vista in semifinale contro il Venezuela, quando toccò a Roque Santa Cruz. All’89’ Tabàrez fa entrare anche Godìn, uno dei leader storici della difesa che in questa Copa ha pagato dazio per un infortunio. Il match si chiude poi con il sigillo finale di Forlàn al 90’ che sentenzia el partido con una grande azione di contropiede che vede protagonisti Cavani, Luìs Suarez e Diego Forlàn che scatta sul filo del fuorigioco e sigla il terzo goal con un colpo da biliardo. D’ora in poi sarà tripudio con il Monumental che accoglie a braccia aperte la festa Celeste, tingendosi tutto con il colore del cielo dopo che con la retrocessione del River aveva conosciuto quello della notte più cupa. L’Uruguay conquista così la quindicesima Coppa America della sua storia, staccando proprio l’Argentina ed i giocatori in mezzo al campo cantano: “Ya volvimos, ya volvimos, ya volvimos otra vez ya volvimo a ser campeones como la primera vez”. Il calcio uruguaiano dopo aver sfiorato il titolo sudamericano per club con il Penarol che ha perso in finale di Libertadores contro il Santos e con l’under 17, sconfitta anch’essa in finale in Messico dai padroni di casa, passa finalmente alla cassa e questa volta fa meritatamente il pieno. Suarez è votato miglior giocatore del torneo mentre Coates vince il premio come calciatore rivelazione; inoltre la nazionale charrùa si porta a casa persino la Coppa  fair-play. L’Uruguay che era conosciuto come una nazionale che picchiava molto, con il Maestro Tàbarez pur non perdendo il consueto spirito battagliero ha giocato a tratti un ottimo calcio, molto organizzato,  sfruttando  molto bene l’arma del contropiede  con i due frombolieri Suarez e Forlàn che spesso ha fatto il rifinitore per il compagno, salvo entrare nella storia con i due goal realizzati in finale. Forlàn dopo questo match ha battuto tutti i record; con 82 presenze è il giocatore che ha vestito più volte la gloriosa “casaquilla celeste” ed ha raggiunto con 31 reti in testa alla graduatoria dei bomber Héctor Scarone, davanti  ad Angel Romano (28),  Oscar Miguez (27) e Sebastiàn Abreu (26). Forlàn ha conquistato da gran protagonista la Coppa America come suo padre Pablo, che è stato una stella anche del Sào Paulo e come suo nonno “Nino” Corazo. Ragazzo molto serio, oltre che grande giocatore, l’attaccante dell’Atletico Madrid avrebbe voluto fare il tennista ed ha ripiegato sul calcio soltanto perché gli avrebbe garantito nell’immediato maggiori introiti economici che servivano per curare una sorella gravemente ammalata. Una storia da libro cuore, così come da libro cuore sono state le sue dichiarazioni a caldo. “Questa Coppa ha un significato speciale per me – ha dichiarato il Pichichi – perché in passato l’hanno vinta mio nonno e mio padre ed ora finalmente è toccato anche a me; la famiglia Forlàn-Corazo in tre generazioni ha conquistato in campo questo trofeo ed é un orgoglio per tutti noi che adesso voglio festeggiare con tutta la gente della mia nazione”. Gli fa eco il Maestro Tàbarez che cercando di contenere l’emozione fa un’analisi molto lucida. “Eravamo partiti per giocare la finale ed alla fine l’abbiamo vinta. E’ molto importante che nonni, padri, figli e nipoti possano finalmente condividere un sentimento come questo. Chissà che questa conquista non serva affinché altri ambiti che hanno molto potere non aprano gli occhi, prestando più attenzione e concedendo al fùtbol il posto che merita”. Poi il Maestro ha ringraziato i propri giocatori e si è proiettato sul futuro. “Questo gruppo è molto unito ed è formato da giocatori eccellenti: siamo l’Uruguay. Ora dopo la festa dovremo prepararci a dovere per le qualificazioni mondiali e dovremo definire diverse cose per quel che concerne le nazionali giovanili perché è lì che nasce la continuità per i successi futuri della Selecciòn”. Ieri sera il Monumental ha celebrato una grande festa, rendendo omaggio anche ad Enzo Luìs Francescoli che in questo stadio ha vinto da protagonista la Coppa America nel 1987 ed ha firmato molti successi incantando con la maglia del River Plate. Ieri sera era presente come un normale tifoso ed è stato osannato dai suoi compatrioti e dai tifosi del River. Ma il più bel regalo glielo hanno fatto i giocatori della Celeste che hanno onorato la maglia nel migliore dei modi ed hanno griffato un successo che entra di diritto nella storia. L’Uruguay per usare il linguaggio charrùa è stata una squadra “barbara”, formata da giocatori che hanno nel loro dna il sangue dei campioni. Questo gruppo che si è dimostrato molto compatto in campo e fuori ha tirato fuori come al solito la garra charrùa ma ha anche offerto un buon calcio. Muslera si è consacrato portiere di alto livello; Maxi Pereira ha difeso ed attaccato con pari disinvoltura; Lugano e Coates sono stati insuperabili, mentre Càceres si è dimostrato attento e disciplinato. Poi a centrocampo, in mezzo Diego Perez ha lottato con la forza di un leone ed ha corso sempre con grande cuore, mentre Egidio Arevalo Rios ha recuperato ogni pallone, giocandolo con lucidità e facendo capire agli avversari chi era il padrone del centrocampo; ai loro lati Alvaro Gonzalez si è divorato il campo, andando a tamponare in ogni settore con grande generosità mentre Alvaro Pereira  è stato un’autentica furia dall’inizio alla fine del torneo. Nelle sue discese ha lasciato la pelle in campo ed è stato persino l’arma in più con i suoi tagli sotto porta che hanno fruttato due importanti reti. Infine in attacco Forlàn, il simbolo celeste e Luìs Suarez il miglior giocatore della Copa sono apparsi in tutto il loro splendore con la loro classe indiscutibile, la loro forza fisica, la loro furbizia ed il loro fiuto del goal. Sono stati loro a far ballare la rumba a tutta la difesa dell’albirroja con una “actuaciòn inolvidable” ed ora il continente sudamericano si inchina giustamente ai loro piedi magici. Finalmente anche i bambini e gli adolescenti che conoscevano la leggendaria storia della Celeste attraverso i racconti dei loro nonni, possono ora essere testimoni di questa vuelta olimpica e soprattutto possono spalancare le bandiere e fare festa.