Coppa America, ci siamo quasi: la situazione del gruppo A

Coppa America, ci siamo quasi: la situazione del gruppo A

© foto di Andrea Colacione
Nato a Roma il 02/08/1969, ha collaborato per numerose testate come Guerin Sportivo, Calcio 2000, Eurocalcio, Goal e alcuni quotidiani come Momento Sera, L'Umanità, Il Tempo, Corriere dello sport e sulle pagine romane de La Stampa.
 di Andrea Colacione articolo letto 2927 volte

Tutti aspettano la Coppa America visto che verrà trasmessa in ben 212 paesi e la Coppa America finalmente avrà inizio venerdì 1 luglio (in realtà il calcio d’inizio in Italia è fissato per le 2,45 della nottata di sabato).

Ad aprire la kermesse saranno i padroni di casa dell’Argentina contro la Bolivia, forse la cenerentola numero uno del torneo, nonché di tutto il Sudamerica visti i progressi fatti registrare negli ultimi anni dal Venezuela. Al Ciudad de la Plata, uno dei peggiori terreni di gioco, se non il peggiore di tutta l’Argentina, la nazionale albiceleste avrà l’obbligo morale di partire forte, spingendo sin dall’inizio sull’acceleratore per dimostrare con i fatti di essere la candidata numero uno insieme al Brasile per il titolo.

“El Checho” Sergio Daniel Batista che nel 1986 ha vinto in Messico con la nazionale di Bilardo insieme a Maradona il titolo mondiale, ora in patria è atteso al varco dai suoi nemici che poi in gran parte sono gli amici dell’ex pibe de oro. La sua Selecciòn davanti è tanta roba ma dietro desta più di una perplessità e quindi il suo 4-3-3 avrà bisogno di un’adeguata protezione a centrocampo. In porta il titolare dovrebbe Sergio Romero, estremo difensore dell’AZ Alkmaar accostato ultimamente come uno dei candidati a difendere la porta della Roma da alcune fonti di mercato. Dovrebbe essere lui a vincere il ballottaggio con Mariano Andujar del Catania e con Juan Pablo Carrizo, ancora scosso come la gran parte del paese per la retrocessione del River, avvenuta anche a causa di alcune sue clamorose papere. Per il ruolo Batista si è affidato all’esperienza, lasciando a casa il promettente Agustìn Marchesin, classe ’88 del Lanùs e Marcelo Alberto Barovero, classe ’83 del Velez, probabilmente il miglior portiere del Clausura 2011 e non solo. Romero è un portiere altalenante che in perfetta simbiosi con la tradizione degli “arqueiros” argentini alterna ottime parate a clamorosi errori. Un’altra sua caratteristica è rappresentata dal fatto che ama passeggiare continuamente sulla linea di porta. La difesa a quattro vedrà probabilmente impiegati da destra a sinistra Javier Zanetti, Nicolàs Burdisso, Gabriel Milito e Marcos Rojo oppure Pablo Zabaleta. “El Pupi” non ha bisogno di presentazioni visto che a quasi 38 anni è un esempio di professionalità in campo e fuori e di longevità, oltre ad essere un fior di giocatore in grado di occupare diversi ruoli, fornendo le dovute garanzie. La coppia di centrali invece non convince affatto: il romanista Nicolàs Burdisso è un buon marcatore ma non un fenomeno, mentre il più elegante Gabriel Milito, fratello dell’interista Diego dispone di eleganza e di esperienza ma potrebbe essere piuttosto arrugginito dalle troppe panchine scaldate in quel di Barcellona. Le alternative sono rappresentate da Ezequiel Garay, altro panchinaro eccellente, questa volta su sponda Real Madrid e dall’onesto Nicolas Pareja dello Spartak Mosca. Gente come Walter “The wall” Samuel seppur reduce da un lungo stop avrebbe fornito certamente maggiori garanzie così come Silvestre, reduce da un meraviglioso campionato con il Catania in cui è sceso in campo 36 volte, concedendosi persino il lusso di segnare 6 reti. Ma anche l’ottimo jolly Gabriel Mercado  dell’Estudiantes, nato centrale nel Racing ed ora ottimo terzino destro in entrambe le fasi avrebbe potuto fare comodo così come i promettenti Ivàn Alexis Pillud, classe ’86 del Racing, il neonapoletano Federico Fernàndez e Fernando Omar Tobìo, classe ’89, un centrale che ha fatto un’ottima figura anche da terzino destro bloccato con la maglia del Vélez sia in Libertadores che nel torneo locale. A sinistra invece come detto ci sarà l’ottimo Marcos Rojo, classe 1990 che lo Spartak ha strappato all’Estudiantes, oppure il più esperto Pablo Zabaleta, classe 1985 del Manchester City. Rojo è uno dei giocatori da seguire con interesse perché può giocare in tutti i ruoli della difesa assicurando qualità e quantità. Nasce difensore centrale ma Sabella nel “Pincha” lo ha trasformato in un ottimo fluidificante capace di attaccare e coprire con pari disinvoltura. Nel centrocampo a tre il selezionatore argentino probabilmente dovrà compiere almeno part-time la prima dolorosa scelta. Infatti con i difensori centrali che non sono dei fulmini di guerra ci sarà bisogno di una notevole protezione. Basteranno Esteban “El Cuchu” Cambiasso e Javier Mascherano? Forse si o forse no, o meglio molto dipenderà dall’avversario di turno. E così è facile preventivare una staffetta tra Ever Banega del Valencia ed il palermitano Javier Pastore che consigliai a squarciagola due anni prima che sbarcasse in Sicilia, avendolo visto sbalordire insieme a Matiàs Defederico nel meraviglioso Huracàn di Angel Cappa che giocava con Federico Nieto (breve parentesi nel Verona!) come vertice alto e questi due meravigliosi trequartisti che gli giravano intorno. Ad ogni buon conto sia Banega che Pastore troveranno spazio e chissà anche gloria. Le alternative per il settore nevralgico del campo sono rappresentate dal madridista Fernando Gago, ex stella del Boca e da Lucas Biglia che ha fatto molto bene con la maglia dell’Anderlecht. Un posticino però lo avrebbero probabilmente meritato anche Emiliano Papa che può fare l’esterno sinistro sia di difesa che di centrocampo e Ricardo “Ricky” Gabriel Alvarez, classe ’88 ed oggetto del desiderio di molti club in questo calcio mercato. Entrambi sono del Vélez ed Alvarez può giocare sia esterno che interno in un centrocampo a quattro ma anche volante basso o alto e persino esterno in un attacco a tre. Si tratta di un giocatore dalla duttilità impressionante che nell’arco di un match assicura tanta corsa e tanto spirito di sacrificio a cui unisce notevoli doti tecniche ed una notevole velocità. Detto che Veròn e Riquelme hanno ormai chiuso il loro ciclo con l’Argentina ci piace ricordare anche la rinuncia a Jonàs Gutierrez, insostituibile con Maradona. Si tratta dell’ennesimo prodotto del Vélez in cui ha militato dal 2001 al 2005, vincendo un titolo insieme a Mauro Zarate e Leandro Graciàn nella meravigliosa squadra a quel tempo guidata da Miguel Angel Russo. Jonàs che poi ha militato anche nel Maiorca è dotato di polmoni di ferro e quest’anno ha raggiunto le 100 presenze con i “Magpies” del Newcastle nello 0-0 contro lo United di Ferguson. Infine l’attacco che sarà difficilissimo da gestire sia in campo che in uno spogliatoio che potrebbe fare scintille. Batista impiegherà Messi centravanti, in modo tale da non sfiancarlo e da poterlo avere lucido sottoporta mentre ai suoi lati i prescelti dovrebbero essere Angel Di Maria ed uno tra “El Pocho” Lavezzi ed il “Kun” Sergio Aguero. Gente che non ha bisogno di presentazioni, gente che infiammerà la “Copa” a suon di colpi di violino e che dispone pure di tanta “garra” tipicamente argentina. Senza contare che in panchina ci saranno persino Gonzalo Higuain, Diego Milito e Carlitos “Brigante” Tévez, altri fuoriclasse assoluti. In un reparto così affollato già è un miracolo essere riusciti ad inserire tutti questi nomi e quindi gente come Juan Manuel “El Burrito”Martinez, classe ’85 (il miglior giocatore dell’anno in Argentina) e Maximiliano Nicòlas “El Frasquito” Moralez, entrambi del Vélez, ovviamente si dovranno accontentare del ruolo di tifosi così come Gabriel Agustìn “El Demonio” Hauche, attaccante dal frenetico movimento che è esploso con il “Bicho colorado” (l’insetto colorato) dell’Argentinos Juniors  e si è confermato nel Racing Club, diventando con pieno merito uno degli idoli della Guardia Imperial, il cuore pulsante della tifoseria dell’Academia. L’Argentina ha lavorato duro nel centro tecnico di Ezeiza e Batista sa che non può sbagliare se non vuol vedere esplodere sotto il sedere la sua panchina e poi c’è da vincere il tabù Brasile uscito trionfante nelle edizioni del 2004 e del 2007 e c’è da riportare a casa un trofeo che ormai manca dal lontano 1993 quando l’albiceleste vinse in Ecuador.

Il primo scoglio come detto sarà rappresentato dalla Bolivia che il 1 aprile del 2009 ha umiliato nell’altura di La Paz la nazionale di Maradona con un altisonante 6-1. Una gara che Carrizo ricorderà a lungo come un incubo. All’epoca a guidare la “verde” c’era Erwin “Platinì” Sanchez, il più forte giocatore di sempre del calcio boliviano, mentre oggi dopo l’esonero al termine di due deludenti amichevoli di Carlos Villegas, la nazionale locale è stata affidata all’argentino naturalizzato boliviano Gustavo Quinteros che però con il modesto materiale che ha a disposizione non può certamente fare miracoli. La formazione boliviana adotta un 4-2-3-1 che ha come punti di forza (si fa per dire!) il portiere Carlos “El pollo”Arias che milita in Israele dove è stato proclamato portiere dell’anno con il Maccabi Nethanya, il difensore centrale Ronald Raldés che milita in Argentina nel Colòn e che in passato ha vestito anche la maglia del Rosario Central, i centrocampisti Joselito Vaca, un piccolino dell’Oriente Petrolero e Ronald Garcia del Bolivar e gli attaccanti Juan Carlos Arce dell’Oriente Petrolero e soprattutto Marcelo Martins dello Shakhtar Donetzk che ha militato a lungo in Brasile nel Cruzeiro dove era conosciuto come Marcelo Moreno. Il nuovo cittì che dopo aver militato nel San Lorenzo ha vissuto quasi tutta la sua carriera in Bolivia, dapprima come giocatore e poi come tecnico, ha vinto numerosi titoli con il Blooming, il Bolivar e l’Oriente Petrolero, adottando di base questo sistema di gioco ma uscire indenne già dal girone sarà un’impresa quasi proibitiva, nonostante la naturalizzazione di Edvaldo, mezzapunta brasiliana che milita nel Naval in Portogallo e che ha potuto sfruttare il fatto di avere la madre boliviana.

Le altre squadre del girone che daranno vita al secondo match in programma allo stadio Tacita de Plata a San Salvador de Jujuy dove è nato Ariel Ortega sono Colombia e Costarica. Anche questo match sembra  essere a senso unico con la Colombia che dopo anni di anonimato si candida come una delle più autorevoli outsider se non per la vittoria finale, quantomeno per arrivare piuttosto lontano. La base della nazionale dove è tornato a sedersi Hernàn Dario “El Bolillo” Gòmez dopo l’esperienza vissuta al mondiale 1998 con i “cafeteros”è quella che ha trionfato nel 2005 nel sudamericano under 20 mentre il cittì nel 2002 ha condotto l’Ecuador alla prima storica qualificazione in una fase finale di un mondiale. “El Bolillo” è un figlioccio del “Pacho” Maturana di cui è stato assistente sia nell’Atletico Nacional di Medellin che nella nazionale colombiana e dall’uomo che è stato per il calcio sudamericano più o meno quello che è stato Arrigo Sacchi per il calcio europeo ha appreso molti segreti. Gòmez che ha preso il posto di Eduardo Lara dimessosi a causa della mancata qualificazione a Sudafrica 2010 ha improntato la squadra con una sorta di 4-1-4-1, con il classico palleggio sudamericano fatto di ripartenze improvvise, grazie alla velocità degli esterni e delle punte. In porta il titolare sarà David Ospina del Nizza, anche lui accostato negli ultimi tempi timidamente alla Roma, mentre la difesa sarà imperniata su Cristian Zapata che grazie all’Udinese è cresciuto tantissimo e pare stia per finire al Liverpool e sull’eterno Mario Yepes, ora al Milan che è l’unico ancora in campo della squadra che nel 2001 vinse in patria quell’edizione della “Copa”. Loro garantiranno solidità fisica, esperienza e la giusta cattiveria agonistica, mentre ai loro lati agiranno altri due “italiani”: i velocissimi esterni Juan Camilo Zuniga del Napoli e Pablo Armero dell’Udinese che era esploso in Brasile con la maglia del Palmeiras. Dietro di loro il cittì potrà contare sull’esperienza di Luis Amaranto Perea, classe ’79 dell’Atletico Madrid e di Aquivaldo Mosquera, classe ’81 dell’América di Città del Messico. Altro prezioso jolly è Juan Guillermo Quadrado, altra preziosa scoperta dell’Udinese che può essere impiegato da esterno di difesa, di centrocampo ed all’occorrenza persino davanti al pacchetto dei centrali difensivi. I quattro che agiranno davanti al vertice alto che dovrebbe essere l’inglese del Wigan, Hugo Rodallega, probabilmente saranno Dayro Moreno che milita nei messicani del Tijuana dopo un’esperienza alla Steaua Bucarest, Fredy Guarìn, una stella che con le sue giocate ed i suoi assist può fare la differenza proprio come è avvenuto nel Porto, Abel Henrique Aguila che milita in Spagna nell’Hércules e soprattutto quel Radamel Falcào Garcia che quest’anno ha strabiliato tutti a suon di reti con la maglia del Porto e che in passato aveva fatto molto bene anche con il River Plate argentino. Ma occhio perché dietro di loro scalpitano anche i vari Elkin Soto che ha fatto bene in Germania con il Mainz, Adriàn Ramos che è stato uno dei migliori nel campionato di Zweite Liga (la Bundesliga 2) stravinto con la maglia dell’Hertha Berlino e soprattutto Teòfilo Antonio Gutiérrez Roncancio. Gutiérrez  che è classe ’85, quest’anno ha fatto cose fantastiche in Argentina con la maglia del Racing Club Avellaneda, realizzando tra l’altro 11 reti nell’ultimo clausura. La Colombia come detto può stupire e dare parecchio fastidio anche alle grandi del continente perché ha una serie di giocatori dotati di grande talento, un’organizzazione tattica adeguata, idee chiare, consapevolezza nei propri mezzi e poi con i suoi ritmi cadenzati e le improvvise verticalizzazioni/accelerazioni alla fine ti morde come un cobra.

Infine a chiudere il girone ci sarà la Costarica che è stata chiamata all’ultimo momento a sostituire il Giappone che ha rinunciato a causa dello Tsunami e delle incomprensioni tra Federazione e club che non hanno voluto liberare i propri giocatori con la J League in pieno corso di svolgimento. Il Costarica che appartiene alla Concacaf (zona centramericana) partecipa quindi insieme al Messico come nazionale invitata ed è alla sua quarta ospitata dopo quelle avvenute tra il 1997 ed il 2004. A guidare i “Ticos” questa volta ci sarà il baffuto argentino Ricardo La Volpe, ex terzo portiere nei “campeonés” di Argentina ’78 ed ex cittì del Messico con cui ha vinto una Gold Cup. Il selezionatore ha però dovuto allestire due rose di giocatori, visto il quasi contemporaneo svolgimento (5-25 giugno) della Gold Cup, torneo del proprio continente e sulla carta più alla portata, anche se alla fine le cose non sono andate granché bene. Così il Costarica si presenterà sul suolo argentino  come peraltro il Messico con una rosa di under 23 più 5 fuoriquota. Ma i guai per i costaricani non sono finiti purtroppo qui. Infatti alla vigilia della partenza La Volpe ha dovuto rinunciare su richiesta dello stesso al portiere titolare Esteban Alvarado che milita in Olanda nell’Az Alkmaar a causa di una denuncia di violenza  e tentato omicidio sportagli contro dalla moglie Marcela Juarez. Il portiere che pare essere fuggito in Spagna non è stato rimpiazzato e così a contendersi il posto ci saranno Danny Carvajal del San Carlos e Leonel Moreira dell’Herediano. Il tutto è avvenuto dopo che pochi giorni prima il difensore Dennis Marshall che militava in Danimarca nell’AaB Aalborg aveva perso la vita in patria in un incidente stradale. Il cittì La Volpe sta provando a ricaricare il gruppo, affermando che la sua squadra ha stimoli e fame ma per qualificarsi ai quarti dovrà fare un autentico miracolo, visto che Argentina e Colombia sono fuori portata e che la Bolivia quantomeno pur con i suoi indubbi limiti ha un maggiore amalgama ed una maggiore organizzazione. Il Costarica invece è un cantiere aperto anche se si sa che il modulo dovrebbe essere uno stranissimo 5-2-3 o più presumibilmente un 5-3-2. I leader della difesa saranno Johnny Acosta e forse Heiner Mora; a centrocampo dove il materiale non è eccelso i migliori sono Diego Madrigal, classe ’89 del Cerro Porteno con cui ha disputato l’ultima Libertadores, Allen Guevara classe ’89 dell’Alajuelense  e David Guzmàn, classe ’90 del Deportivo Saprissa oltre al talento locale Hansell Arauz che milita nel locale Santos. Infine l’attacco che resta comunque il reparto più forte vista la presenza del trequartista Christian Bolanos che sta facendo benissimo con l’FC Copenhagen, la più forte squadra danese e di Bryan Ruiz,classe ‘1985 che due anni fa ha vinto da gran protagonista campionato e coppa d’Olanda con il Twente Enschede che invece nell’ultima stagione è stato bruciato sul filo di lana in entrambe le competizioni dall’Ajax che da quando ha riportato a casa il “portafortuna” Marco Van Basten si è risollevato. Mancherà Alvaro Saborio, l’attaccante che milita nella MSL americana con il Real Salt Lake e che in nazionale ha segnato 22 reti in 64 gare, secondo solo a Rolando Fonseca che si è fermato a 47. Non ci sarà Saborio che era presente invece alla Gold Cup ma al suo posto forse potremo ammirare il nuovo talento Jonathan “Joel Campbell, classe ’92 del Saprissa, uno che per le movenze feline ricorda vagamente Samuel Eto’o, senza voler essere blasfemi a tutti i costi. Il modulo non è affatto rigido e quindi non ci si dovrà sorprendere se alla fine vedremo una difesa a quattro perché ciò che più conta per La Volpe é l’ordine tattico ed il sincronismo tra i reparti. Qualche giocatore di valore alla fine c’è ma i sincronismi non saranno perfetti perché almeno in parte i ticos sono una nazionale sperimentale e la difesa è tutt’altro che di qualità.

Staremo a vedere: la “Copa” América è pronta a sorprenderci ed a stupirci come sempre. Lo spettacolo sta per aprire i battenti; a questo punto non rimane che augurarci un buon divertimento!