L'Uruguay e Suarez volano in finale. Palito Pereira perfetto per la Juve

L'Uruguay e Suarez volano in finale. Palito Pereira perfetto per la Juve

© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Colacione articolo letto 6153 volte

Questa volta l’attacco dei sogni ha avuto la meglio sullo stratega e la “Copa” ha finalmente rispettato almeno per una volta i valori potenziali. Sergio Markariàn che è senza dubbio una delle star indiscusse dell’edizione 2011 dopo aver rivitalizzato il Perù che versava da tempo immemore in uno stato di coma profondo si è dovuto arrendere ad un passo dal sogno finale. Sin dalle prime battute abbiamo compreso che era solo questione di tempo e che non ci sarebbe stato match. I due Pereira (Alvaro e Maxi) hanno spinto come forsennati e ad ogni loro affondo hanno messo in apprensione la difesa con la banda roja che nel primo tempo non è precipitata soltanto grazie alla prova maiuscola dei due centrali Acasiete ed Alberto Rodriguez che sono stati attenti e concentrati.

Al 42’ l’Uruguay però aveva trovato il vantaggio, grazie al solito schema che ormai abbiamo imparato a conoscere a memoria. Punizione tagliata di Forlàn, torre di Diego Lugano ed inserimento preciso come sempre del “Palito” Pereira che a tu per tu con il portiere mette in rete ma in netta posizione di fuorigioco e l’arbitro giustamente annulla. E’ il prologo a ciò che vedremo nella ripresa dove l’Uruguay accentuerà notevolmente il proprio dominio. Alvaro Pereira che conosco a memoria per averlo seguito spesso sia nel Cluji in Romania che nel Porto, è un giocatore fantastico e mi sorprende il fatto che nessuna grande d’Europa ci abbia ancora fatto un pensierino, anche se già gioca in una delle migliori squadre del Vecchio Continente. “El Palito” corre come un forsennato sulla fascia ed ha un’intelligenza straordinaria che gli consente di calcolare sempre alla perfezione i tempi degli inserimenti e gli spazi dove andare a pungere e difatti arriva spesso e volentieri a tu per tu con il portiere avversario. Nel primo tempo è lui senza discussione il migliore in campo, mentre come vedremo nella ripresa si dividerà la palma di “man of the match” con Luìs Suarez, giocatore che battezzai fuoriclasse sin dai tempi in cui militava nel Groningen. Pereira è come un coltello che affonda nella carne e personalmente lo vedrei molto bene come esterno di centrocampo nella nuova Juventus di Antonio Conte. La ripresa riparte con lo stesso canovaccio del finale del primo tempo; l’Uruguay è sempre più aggressivo e sempre più intenzionato a sbloccare il punteggio.

La retroguardia peruviana inizia a ballare e poi precipita al 52’. Gran tiro da fuori di Diego Forlan che Fernandez respinge centralmente; sulla sfera si precipita Luìs Suarez che con un movimento da attaccante di razza si avventa sulla sfera come un falco e mette dentro, approfittando di una difesa distratta. Markariàn prova subito a correre ai ripari ed inserisce il più offensivo Chiroque, protagonista di ottime prestazioni nelle gare precedenti, al posto di Yotùn; con questo cambio Advincula si sposta nella zona sinistra. Ma in realtà non c’è neanche il tempo di riorganizzarsi che l’Uruguay chiude subito ogni discorso. Gran lancio del solito Alvaro Pereira per Suarez che scatta da metà campo sul filo del fuorigioco, approfittando delle praterie lasciate dai peruviani, con l’attaccante che rimane freddo e lucido prima di dribblare splendidamente il portiere e siglare di conseguenza il due a zero. Markariàn a questo punto prova la mossa della disperazione ed inserisce Lobatòn al posto di Advincula, ma il Perù che in realtà non è stato mai in partita, ora si vede costretto a fronteggiare il dominio assoluto della Celeste che dimostra di non soffrire affatto l’assenza di gente come Godin, Victorino (nipote di quel Waldemar che giocò nel Cagliari ad inizio anni ottanta), Enzo Perez ed Edinson Cavani. Il napoletano è un signor attaccante e questo lo sappiamo tutti, ma il calcio a volte sa essere crudele e paradossalmente il suo infortunio ha agevolato la squadra del Maestro Tabarez che a mio avviso trova gli equilibri ed i sincronismi giusti proprio con il 4-4-2, sfruttando la velocità e la spinta di gente come i due Pereira che sono devastanti quando decidono di mangiarsi la “cancha”.

Per il Perù piove sul bagnato al 68’, quando l’arbitro boliviano Raùl Orosco espelle il fiorentino Juan Manuel Vargas per una reazione violenta su Coates. Peccato perché era stato uno dei migliori giocatori di questa Coppa America e con questo brutto episodio ha macchiato un po’ quanto di buono aveva fatto sino a quel momento. Per il Perù ormai è notte fonda e Tabarez ha addirittura l’opportunità di togliere Gargano che era stato ammonito e Luìs Suarez al quale viene concessa una meritatissima standing ovation e un po’ di riposo in più in vista della finalissima di domenica che verrà disputata alle 16.00 argentine allo Stadio Monumental di Buenos Aires. Al loro posto entrano il palermitano Abel Hernandez ed Eguren che troverà anche il modo di divorarsi il tre a zero. Il Perù prova con l’orgoglio a trovare almeno il goal della bandiera ma dapprima Vilchez di testa e poi Paolo Guerrero dalla distanza non riescono nel loro intento

L’Uruguay oltre a raggiungere la finalissima ha sfatato anche un altro tabù. Infatti era dal lontano 1983 che non superava il Perù in Coppa America. In quell’occasione la Celeste vinse per uno a zero con goal del “Pato” Aguilera ed aveva tra le sue fila “El Principe” Enzo Luìs Francescoli, giocatore dalla classe cristallina e dotato di un’intelligenza calcistica di straordinario livello. Personalmente credo di aver indovinato molte previsioni sull’andamento del torneo e sui giocatori che si sono messi in bella mostra ma su una cosa devo recitare il mea culpa. Aveva dato relativo credito all’Uruguay perché lo credevo un po’ appagato dopo i successi del mondiale e perché ad inizio torneo avevo visto alcuni giocatori (Forlàn su tutti) un po’ giù fisicamente ed inoltre non mi convinceva la posizione in campo di Cavani. Ma poi Forlàn è cresciuto, il 4-4-2 ha ristabilito tutti gli automatismi giusti, mentre le motivazioni non sono mai mancate. L’Uruguay quando è servito ha tirato fuori la garra charrùa e quando ha potuto come la scorsa notte ha espresso anche un ottimo calcio. A questo punto mi ha pienamente convinto e vedo la Celeste come favorita assoluta per la vittoria finale. Giocatori come Maxi ed Alvaro Pereira, come Diego Lugano e come la coppia Forlàn-Suarez  sono autentici trascinatori ed il Maestro Tabarez è un tecnico che ha grande esperienza e l’occhio lungo, anche se ha vinto l’ultimo duello con Markariàn semplicemente perché ha avuto a disposizione una squadra molto più forte. L’Uruguay è il grande favorito per la vittoria finale e probabilmente in attesa di conoscere il verdetto di stanotte tra Paraguay e Venezuela giocherà nel 2013 in Brasile anche la Coppa delle Confederazioni.