Paraguay come la Grecia del 2004: solo catenaccio

Paraguay come la Grecia del 2004: solo catenaccio

© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Colacione articolo letto 8481 volte

Quella che sin qui era stata la Coppa delle sorprese rischia di trasformarsi nella Coppa delle ingiustizie, anzi in parte già lo ha fatto. Merito, o per meglio dire demerito del Paraguay che sta imitando per filo e per segno la Grecia di Otto Rehhagel che vinse gli europei nel 2004 all’Estàdio da Luz di Lisbona superando in finale i padroni di casa. Nella scorsa notte all’Estadio Malvinas Argentinas di Mendoza si è consumato l’ennesimo torto: un’autentica nefandezza per i valori espressi in campo, nonché una sconfitta per l’intero gioco del calcio. Il Paraguay che va in finale senza aver vinto neanche una partita e dopo aver espresso un calcio quasi sempre ultra difensivo è un qualcosa che fa rabbrividire gli amanti di questo magnifico sport.

La Vinotinta di César Fariàs, ha tutto il diritto di prendersela persino con gli dei, oltre che con la sfortuna dal momento che ha colpito ben tre pali (di cui  due in meno di cinque minuti), si è vista annullare un gol che forse era regolare ed ha creato qualche altra occasione, sventata dall’ottimo portiere avversario Villar che merita eterna gratitudine. In un match che complessivamente è stato a dir poco noioso come d’altronde mi aspettavo, l’unica squadra che ha provato a vincerlo è stato il Venezuela che da squadra materasso si è trasformata di punto in bianco in un’autentica realtà del calcio latino americano. I ragazzi di Fariàs hanno dato l’anima ed hanno pressato molto bene i portatori di palla dell’albirroja, cercando di non farli ragionare. Poi al momento opportuno avevano colpito più o meno come era avvenuto contro il Cile. E’ il 35’ quando ancora Vizcarrondo si ripete, realizzando di testa il punto del vantaggio, così come era avvenuto nella gara dei quarti ma il suo goal viene annullato per un presunto fuorigioco di Rondòn. Il Venezuela insiste ed al 43’ ha una nuova grandissima chance. Moreno, sempre di testa colpisce la traversa e dopo una mischia Rondòn batte a colpo sicuro, trovando però sulla sua strada le manone prodigiose di Villar che salvano il Paraguay.

Ad inizio ripresa, il Venezuela si ripresenta in campo con l’esperto José Manuel Rey al posto del centrale difensivo Perozo, autore di un ottimo torneo ma che deve abbandonare per infortunio. Al 52’ il portiere della Vinotinta chiude molto bene lo specchio a Valdez che fin lì aveva fatto tanto movimento ma con poco costrutto. La gara è molto equilibrata ed ormai è fin troppo chiaro che può essere decisa solo da un dettaglio. Nel frattempo Estigarrìbia rileva uno stanco Edgar Barreto nel Paraguay, mentre il Venezuela manda in campo Fedor, attaccante che in Spagna chiamano Miku, al posto di Alejandro Moreno. Subito dopo entra anche Santa Cruz al posto di Haedo-Valdez nel Paraguay, ma l’attaccante del Blackburn deve uscire dopo pochissimi minuti per un guaio muscolare ed a sua volta viene rilevato da Martinez, centrocampista che agirà in appoggio (si fa per dire!) dell’unica punta, ovvero Lucas Barrios. All’84’ il cittì venezuelano Fariàs decide che è arrivato il momento di rischiare fino in fondo ed inserisce l’esperto attaccante Giancarlo Maldonado al posto di “Maestrico” Gonzalez.

Non accade più nulla e si va ai supplementari con le due squadre che evidentemente avevano esaurito tutti i goal nel precedente match, quando nel gruppo B avevano pareggiato tre a tre in un finale con i fuochi d’artificio. Inizia quindi il “tiempo suplementario” ed il Venezuela va subito vicinissimo al goal. Grande azione di Maldonado che è fresco e tira da fuori; sulla traiettoria c’è Fedor ma la sfera carambola sul palo con Villar ormai superato. Passano appena due minuti quando una splendida punizione di Arango muore ancora sul palo. Nel frattempo dopo che era stato espulso il cittì Gerardo Martino, il Venezuela ci prova ancora ma la girata di Fedor non è precisa, nonostante il gran movimento per smarcarsi in area. Il Paraguay è ormai completamente privo di profondità in attacco ed anzi è molto fortunato quando al minuto 100’, l’arbitro non vede in area un netto fallo di Estigarrìbia su Maldonado.

Il Paraguay è nervoso e poco lucido perché capisce che ormai sta per capitolare; ne fa le spese Jonathan Santana, autore di un fallo evitabile e che quindi viene giustamente espulso. Estigarrìbia ormai sulla fascia fa il terzino, mentre nel frattempo, prima dell’inizio del secondo tempo supplementare viene espulso anche un nervosissimo Pautasso, vice di Martino. Al minuto 108’ Villar chiude lo specchio a Micu: poi più nulla. Saranno i calci di rigore a decretare  chi affronterà l’Uruguay al Monumental domenica: ma il destino ha ormai deciso il suo diabolico verdetto. Il venezuelano Lucena sbaglia la terza esecuzione, mentre tutti gli altri trasformano i rispettivi penalty e quindi senza vergogna l’albirroja si porta a casa l’immeritato premio della finalissima. Il Venezuela non ha nulla da rimproverarsi, anzi deve essere orgoglioso di quanto mostrato in questa coppa. Il mondo ha visto chi meritava di andarsi a giocare il titolo sudamericano per Nazioni  ma purtroppo questa è anche la coppa delle beffe

Il Cile contro il Venezuela, la Colombia contro il Perù ed ora il Venezuela contro il Paraguay sono stati eliminati dopo aver colpito un numero impressionante di pali: una beffa che credo non si sia mai ripetuta con questa frequenza. Ora spetterà all’Uruguay ristabilire un po’ di giustizia ed un po’ di verità. Non si può sempre vincere con l’ingiustizia: il calcio almeno qualche volta ha il diritto di trionfare.  Tuttavia  inizio seriamente ad interrogarmi sul fatto che debbano essere studiate nuove formule per i tornei corti. Squadre come la Grecia del 2004 e questo  Paraguay non hanno il diritto di imbrattare gli albi d’oro con i loro schizzi di catenaccio.