Vargas e Muslera, noche magica! Rischi per Cile e Brasile

Vargas e Muslera, noche magica! Rischi per Cile e Brasile

© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Colacione articolo letto 5737 volte

In una delle tante notti magiche ed al tempo stesso folli, la Coppa America ha spazzato via in un colpo solo due delle principali favorite. E lo ha fatto senza guardare in faccia niente e nessuno azzerando tradizioni, valori tecnici e presunti favoritismi arbitrali che non ci sono stati. Lo ha fatto in perfetto stile sudamericano al termine di due match intensi e che hanno viaggiato su equilibri sempre più fragili. C’è stato sempre pathos, un pathos che ha rasentato lo psicodramma e che ci ha regalato grandi emozioni. Due match da prendere e da consegnare senza esitazioni alle penne più raffinate, capaci di trasformare tutte queste sfumature in letteratura. E’ stata una “noche magica” per Muslera e per Juan Manuel Vargas, per il maestro Oscar Tabarez e per il mago Markariàn. E’ stata una notte da incubo per Messi e per Falcao, per il “Checho” Batista e per il “Bolillo” Gomez. Cominciamo dalla fine e cioè dall’Argentina che sembrava aver ritrovato nuova linfa dopo il salutare trionfo ottenuto contro il Costarica under 23. Evidentemente così non è stato. La squadra di Batista ha iniziato e concluso il match molto bene ma in mezzo ci sono state molte, troppe cose che non hanno funzionato. Che il “clasìco platense” dovesse andare verso una determinata direzione, d’altronde lo si era già intuito al 5’ di gioco. Romero fa quel che può sul colpo di testa di Caceres ma non può nulla sul tap-in di Enzo Perez, dimenticato solo in area dai difensori argentini. Perez, si proprio lui che doveva essere espulso ad inizio gara e che invece è stato solo ammonito. L’Argentina pareggia al 17’ dopo che Aguero aveva tentato un gran numero al 15’, sfuggendo come un’anguilla ai marcatori avversari.  Gran pallone con il contagiri di Messi che pesca in area la testa (finalmente precisa!) del generosissimo Higuain che ristabilisce la parità, anche grazie al fatto che Pereira e Lugano se lo perdono per strada. Al 20’ tegola sull’Uruguay; Victorino infortunato deve lasciare il posto all’esperto Scotti, dato che anche Godìn è fuori uso. L’Argentina prova a prendere in mano il match, mentre l’Uruguay fa sentire i tacchetti e la “garra charrua” agli avversari. L’arbitro ammonisce Caceres ed il “Tata” Gonzalez ma continua ad ignorare i continui falli del bolognese Enzo “El ruso” Pérez che è ormai da tempo a rischio espulsione. Dopo un goal annullato alla Celeste, viene però finalmente espulso Perez per un fallo tattico su Gago che stava per far ripartire il contropiede. L’Argentina tiene in mano l’iniziativa e fa la gara che l’Uruguay desidera che faccia. Tabarez ed i suoi ragazzi hanno capito ormai da tempo come colpire l’albiceleste. Hanno capito che per la difesa argentina le palle alte sono un supplizio e quindi l’obiettivo è quello di guadagnarsi più punizioni possibili. L’Uruguay rientra in campo con l’uomo in meno ma nessuno lo nota perché il maestro ha riorganizzato molto bene la squadra e perché tutti raddoppiano le forze. Arevalo Rios, centrocampista del Botafogo di Rio se è possibile addirittura le triplica, recuperando un’infinità di palloni e gestendoli con grande lucidità. Messi ha sempre almeno due uomini addosso e fa quel che può, mentre Luìs Suarez è molto furbo a cadere fulminato ad ogni minimo contatto. L’Argentina continua a tenere tra i piedi la “pelota” ma è sempre la Celeste ad imporre le condizioni del “partido”. Batista a questo punto si gioca, seppur con colpevole ritardo, la carta Pastore che rileva Di Maria ed entra subito nel match. L’Argentina è sempre più nervosa e Zabaleta, Burdisso, Milito e Mascherano rimediano il giallo che a quest’ultimo costerà molto caro. Al 78’ Muslera salva su Higuain e fa le prove per diventare eroe del partido; un minuto dopo Romero lo imita salvando su Forlàn lanciato a rete. All’84’ Batista sguinzaglia anche l’Apache Tévez che rileva un sempre più  stanco Aguero ma è l’Uruguay a sfiorare il goal un minuto dopo con Lugano che di testa dopo un corner di Forlàn manda alto, nonostante sia stato lasciato ancora colpevolmente solo e libero di colpire. All’87’ viene espulso anche Mascherano per un fallo tutto sommato non grave sul solito Suarez prima del colpo di scena finale. E’ il 90’ quando Muslera si erge a eroe, parando miracolosamente dapprima una bomba di Tevez e poi anche il successivo tap-in di Higuain mettendoci tutto il corpo. L’Uruguay però non è da meno e dopo un numero al 92’ di Suarez che scherza Gabriel Milito sulla fascia si mangia un gol fatto con Pereira che ha pietà di Romero. Si va al “tiempo extra” che inizia subito male per gli argentinos. Gago dapprima rimedia un giallo  al 93’ e poi deve uscire infortunato, lasciando il posto a Biglia. Nel frattempo la Celeste aveva bussato nuovamente con una rasoiata di Alvaro Pereira uscita di pochissimo. Higuain colpisce il palo al minuto 104’ e Messi impegna Muslera in una parata sicura quattro minuti più tardi. L’Argentina cresce e dà tutto nel finale ma prima Higuain e poi Pastore non riescono a forzare la cassaforte di Muslera che viene infine salvato al 117’ dal prezioso intervento del “Tata” Gonzalez. Al termine di un secondo tempo supplementare epico si va ai rigori. Il campo ha detto che l’Argentina ha più talenti ma che l’Uruguay è decisamente più squadra. Al 99’ ho contato ventidue falli subiti dall’Uruguay di cui ben dieci da Suarez e cinque da Forlan, con Burdisso e Milito sul podio di questa classifica. Si va ai rigori con Muslera e Romero che si abbracciano affettuosamente in nome del fair-play. Dal dischetto segnano tutti tranne Tévez che viene respinto al mittente dall’eroe della serata Fernando Muslera che si erge a protagonista assoluto. E’ l’ennesima sconfitta di tutto il calcio argentino. E’ non è certamente colpa di Messi. Le colpe sono di Batista che non ha saputo dare un gioco alla squadra e che ha sempre avuto le idee confuse, ma soprattutto di Grondona, l’uomo che ha trasformato l’oro in polvere. Ora bisogna ripartire da zero, possibilmente non con lui, altrimenti il popolo argentino soffrirà ancora a lungo. Forse era scritto anche nel destino che l’Argentina dovesse subire ancora una cocente delusione, visto che è dal 1922 che non vince la Coppa America la squadra che ha pareggiato le prime due partite. Chi è invece il vero trionfatore di questa Coppa, almeno finora è Sergio Markariàn, cittì del Perù che ha trasformato in oro quel poco che ha avuto a disposizione. Markariàn si è presentato in questa rassegna privo di quattro titolari assoluti del calibro di Zambrano, leader della difesa, di Ramirez a centrocampo e degli attaccanti Farfàn e Claudio Pizarro  ma ciò nonostante è riuscito a trasmettere ordine e sicurezza ai propri giocatori che fin qui sono andati ben oltre la più rosea aspettativa. La Colombia ha sofferto a lungo la sua squadra, anche per via di un centrocampo troppo macchinoso nell’organizzazione della manovra  e della giornata no del grande fuoriclasse Falcao che ha persino sbagliato il rigore della svolta dopo che i “cafeteros”avevano preso in mano il controllo del match intorno al 60’. Due traverse di Dayro Moreno (migliore in campo dei suoi) e di Guarìn allo scadere dei novanta, dopo un fantastico slalom personale, hanno fatto il resto e così nei supplementari la Colombia ha perso oltre all’imbattibilità del proprio portiere Neco Martinez (unico arqueiro invicto de la Copa) anche il match. Dapprima Lobatòn e poi Juan Manuel Vargas, incontenibile dall’inizio del torneo hanno castigato una squadra che pur non meritando la sconfitta ha avuto il torto di entrare in partita troppo tardi e soprattutto di non chiuderla in tempo, quando tutte le condizioni erano propizie. La Colombia così va clamorosamente a casa dopo aver destato quasi sempre una grande impressione, mentre il Perù è in semifinale, risultato che non raggiungeva dal 1997 ed ora sogna un futuro incredibile. Stasera si ritorna in campo: occhio però perché possono rischiare grosso anche Cile e Brasile. Quest’edizione ci ha già ampiamente dimostrato che non fa sconti a nessuno e che può lasciare sconfitti i grandi favoriti della vigilia sul campo di battaglia.