Milan, oggi c'è il Brasile e il fenomeno Ganso. Colombia fra luci e ombre

Milan, oggi c'è il Brasile e il fenomeno Ganso. Colombia fra luci e ombre

© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Colacione articolo letto 3634 volte

Dopo il flop dell’Argentina ieri sera abbiamo visto la Colombia che personalmente reputo una delle principali mine vaganti del torneo, forse la principale subito dietro al Cile. I “cafeteros” guidati dal “Bolillo” Gòmez hanno incassato i primi salutari tre punti ma lo hanno fatto tra luci ed ombre, sbloccando il risultato allo scadere del primo tempo e gestendo poi il match senza problemi ma anche senza affondare il colpo del ko.

La formazione colombiana ha mostrato però pur senza strafare di possedere un’ottima impalcatura, un’organizzazione tattica decisamente all’altezza e giocatori di grande livello, anche se qualcuno di loro contro i “ticos” (vedi il fenomenale Falcào) si è espresso sotto tono, per colpa dell’eccessivo logorio fisico e mentale che la lunga stagione europea ha comportato. La difesa ricca di esperienza si è dimostrata molto sicura, senza mai andare in affanno; il pacchetto arretrato colombiano se rimane con i due centrali bloccati e può sfruttare il filtro del centrocampo è di prim’ordine, mentre se invece viene infilato in contropiede può andare in seria difficoltà in quanto Yepes e Perea non sono di certo dei fulmini di guerra ed inoltre hanno la carta d’identità piuttosto stagionata.

Il settore nevralgico invece ha mostrato un ottimo possesso palla con cambi di fronte da un lato all’altro del campo e con Fredy Guarìn, mio pupillo, che seppur a tratti ha incantato, risultando decisivo con lo splendido lancio che in chiusura di prima frazione ha consentito a Gustavo Adriàn Ramos di dribblare il portiere e di depositare la sfera in rete. La Colombia nonostante l’ingresso in campo del veloce attaccante Rodallega al posto del centrocampista Aguilar dopo l’espulsione del costaricano Randall Brenes ha però continuato con il 4-4-2 per lunghi tratti del match, dimostrando di accontentarsi della semplice vittoria, anche perché i centroamericani hanno sempre giocato dietro alla linea della palla, in pratica con tutti gli uomini, penalizzando così il talento di “Joel” Campbell che infatti è uscito a fine primo tempo quando La Volpe ha deciso di coprirsi dopo l’espulsione dell’altra punta.

La Costarica ha deciso di accontentarsi di una sconfitta di misura ed a tal proposito è stata emblematica la perdita di tempo a fine gara del portiere Leonel Moreira, classe ’90, dell’Herediano, che fino a quel momento si era molto ben comportato. I “Ticos” quantomeno per essere una nazionale sperimentale hanno coperto il campo con ordine ma già raggiungere i quarti come una delle migliori due terze classificate sarà un’impresa.

Oggi alle 21.00 italiane vedremo finalmente il nuovo Brasile di Mano Menezes che speriamo non faccia come l’Argentina, deludendoci. Il cittì verde oro spera di debuttare con una convincente vittoria, in modo tale da alleggerire la pressione di media e tifosi ma non sarà facile perché come ha giustamente ricordato Daniel Alves, in concorrenza per una maglia (per il momento senza polemiche) con Maicon, nel calcio di oggi non esistono più avversari facili e non si vince più con il solo peso della casacca  che si indossa. Così il Brasile ha scelto la strada dell’umiltà, decidendo di rispettare Messi e tutti gli altri argentini, ben sapendo che anche a loro potrebbe capitare contro il Venezuela quello che è accaduto alla Selecciòn contro la Bolivia.

Nel  frattempo però le buone notizie arrivano da Paulo Henrique Ganso che ha affermato di aver recuperato perfettamente dopo la lesione alla coscia destra subita nel Paulistào e che lo ha tenuto a lungo fermo ai box. “Mi sento benissimo – ha affermato la talentuosa mezzala – e mi sento pronto ad affrontare la lunga sequenza di gare che ci aspetta”. Ganso inoltre ha affermato di sentire spesso al telefono Kakà e di aver ricevuto dal giocatore del Real preziosi consigli ed un notevole appoggio morale durante la pausa forzata, nonostante i due siano in concorrenza anche per un posto al prossimo mondiale. Anche tutto ciò fa parte del dna di un fuoriclasse; avere stile è sempre da grandi persone e Kakà lo è sempre stato. Entrambi poi hanno un filo comune legato al Milan. Kakà ha già griffato importanti pagine della recente storia rossonera; Ganso spera di poterne ripetere le gesta molto presto e sa che i dirigenti rossoneri lo monitorano frequentemente. Anche se forse non sa che Allegri preferisce Hamsik perché più dinamico e meno compassato. Ganso è un calciatore per certi versi antico perché ricorda da vicino molti suoi connazionali degli anni settanta/ottanta ma è al tempo stesso molto moderno perché è alquanto rapido con il pensiero e sa leggere il gioco come sa fare solo chi è un vero fuoriclasse.