Vidal bene, Cavani male: il borsino di Cile-Uruguay. Markarian stratega, Brasile che non cambia...

Vidal bene, Cavani male: il borsino di Cile-Uruguay. Markarian stratega, Brasile che non cambia...

Arturo Vidal
© foto di Andrea Colacione
 di Andrea Losapio articolo letto 4136 volte

La “Copa” nella scorsa notte come avevo scritto ieri ci ha offerto spunti molto interessanti e personalmente mi ha schiarito ulteriormente le idee. Uruguay-Cile è stato un duello caliente, come mi aspettavo; un match dove ci si è affrontati a volte a colpi di spada ed a volte a colpi di fioretto. La gara è stata molto equilibrata, anche se la Roja che com’era preventivabile ha usato maggiormente il fioretto avrebbe meritato qualcosa di più.

I charrùa sono un osso duro ed anche questo lo sapevamo: quando serve raddoppiano gli attributi e soprattutto non muoiono mai, anche se in questo caso devono ringraziare il proprio portiere Muslera che ha tolto le castagne dal fuoco in un paio di complicate situazioni. Mi fa molto piacere visto che sono stato io a consigliarlo alla Lazio (senza alcuna gratitudine!) ed oggi mi dispiace molto che per beghe tra il suo procuratore Fonseca ed il presidente Lotito debba andare a cercare fortuna altrove. Temevo che il mercato avrebbe potuto condizionare le sue prestazioni in Coppa America ed invece Muslera si è dimostrato ancora una volta un ragazzo di carattere nonché un professionista ineccepibile, anche se sono cosciente che non è né Jascin e né Buffon.

Chi invece continuo a vedere male in questa “Copa” è Edinson Cavani che oltre ad essersi infortunato mi sembra decisamente stanco e poco lucido ma soprattutto troppo condizionato dal ruolo che occupa nel tridente, dove l’unico che potrà fare la differenza fino in fondo è Luìs Suarez che inventa calcio e finalizza con la medesima disinvoltura. Non si può chiedere a Cavani che viene da una stagione massacrante di cantare messa ed al tempo stesso di caricarsi la croce sulle spalle che tradotto vuol dire che non lo si può avere lucido in zona gol se deve ammazzarsi a rincorrere avversari e a coprire buchi. Tabarez al suo posto ha fatto entrare “El Tata” Gonzales ed è  passato così al 4-4-2. L’Uruguay ha sbloccato il punteggio con il “Palito” Alvaro Pereira, schierato al posto di “Nico” Lodeiro che aveva incantato nel match d’esordio, abile a scartare dal dischetto dell’area di rigore un cioccolatino ricevuto dal solito Suarez.

Il gol della Celeste ha acceso ulteriormente la gara, motivando ulteriormente il Cile che da quel momento in poi ha disputato una gara sontuosa con la consueta miscela tra organizzazione tattica e talento individuale. Claudio Borghi si è dimostrato ancora una volta un grande stratega, indovinando la mossa a mezzora dalla fine, così come aveva fatto contro il Messico. Questa volta ha inserito Jorge “El Mago” Valdivia, un trequartista che se è in giornata può regalare cose meravigliose al posto di Jara, spostando Arturo Vidal nei tre dietro, a dimostrazione dell’universalità di questo straordinario giocatore. Valdivia ha rotto il match con il suo cervello fino e con i suoi ricami deliziosi, dando il via anche all’azione che ha prodotto il meraviglioso goal del pareggio del “Nino Maravilla”. Arte e semplicità allo stato puro: apertura deliziosa del Mago, grande assist all’indietro di Beausejour per l’accorrente Sanchez che mette in rete con la consueta classe. L’Uruguay come detto ha poi rischiato ancora ma è riuscito a reggere fino alla fine perché è squadra di ferro.

Uruguay e Cile sono due scuole che pensano calcio in modo differente e che sono entrate in campo conoscendosi molto bene visto che hanno entrambe un sistema di gioco consolidato da molto tempo. Il Cile visto ieri è stato un perfetto elastico che oscillava deliziosamente tra il 3-5-2 quando il pallone era tra i piedi dei charrùa ed il 4-3-3 quando invece ad attaccare era la roja; personalmente non mi stupisce più nulla, visto che questa squadra la conosco ormai a memoria e non fa altro che incantarmi. In campo a tratti sembra che abbia più giocatori rispetto agli avversari e la spiegazione è semplice: occupa il campo alla perfezione. Tra i singoli ieri mi sono piaciuti molto il “Mago”, stella del Palmeiras guidato dallo sceriffo Scolari, il solito Alexis Sanchez, Gary Medel ed Isla mentre è andato molto male il cesenate Jimenez. Ribadisco il mio concetto: al Cile manca solo un centravanti cattivo e concreto ma ciò nonostante credo che possa arrivare fino in fondo ed intendo dire perché no, anche in finale. Nell’Uruguay invece mi è piaciuto tantissimo il difensore Sebastiàn Coates che già conoscevo bene e che a mio avviso farà una grande carriera. Ad ogni buon conto mi sono divertito perché ho assistito ad una gara elettrizzante, ricca di patos emotivo ed assai combattuta.

Dopo di che non mi sono perso neanche il confronto successivo tra Perù e Messico. Una gara che mi ha dato utili indicazioni per quel che concerne il Perù, su cui ho aspettato volutamente prima di esprimermi. La nazionale Inca non credo che possa arrivare troppo lontano perché gli manca qualità in alcuni uomini ma ha fatto passi da gigante ed ho capito subito perché. Il merito è del suo nuovo selezionatore, quel Sergio Markariàn che sta dimostrando perché è il secondo tecnico più pagato del Sudamerica. Lo stratega uruguagio ma di origini armene, dopo che prima di lui aveva fallito una serie impressionante di tecnici, ha ridato in primis disciplina, in campo e fuori a giocatori che fino a poco tempo fa erano più attratti dai casinò, dall’alcool e dalle belle donne, piuttosto che dai ferri del mestiere e dagli allenamenti. Poi si è presentato in Argentina privo di una serie impressionante di giocatori infortunati, tra cui alcune stelle. Non ha fiatato, continuando a lavorare ed in campo i risultati si sono subito visti. Il suo 4-4-1-1 funziona a meraviglia, anche se davanti si fa molta fatica a concretizzare visto che manca un’adeguata spalla per Paolo Guerrero.

La difesa nonostante la qualità non sia esaltante si muove con i sincronismi giusti ed il centrocampo cerca di imporre il ritmo e di muoversi con le giuste geometrie. Poi davanti Guerrero è il primo difensore, rincorrendo tutto e tutti, aprendo i varchi per gli inserimenti dei centrocampisti e risolvendo le partite con gli acuti vincenti. La scorsa notte è stato sontuoso: il migliore insieme al fiorentino Vargas, autore di una gara maiuscola, ma anche molto sfortunato visto che ha colpito un palo ed una traversa con una punizione che meritava solo di essere incorniciata. Il Perù ha prodotto molto, specie nella ripresa ma ha fatto fatica a sbloccare il risultato perché il Messico ha sempre difeso con una linea a cinque comandata ottimamente da Mier. Guerrero davanti ha fatto la guerra (Reynoso lo ha sempre marcato in modo stretto) ed alla fine è stato ancora una volta il match winner, al termine di una rocambolesca azione, caparbia ed elegante al tempo stesso dove ha concretizzato uno splendido filtrante di Guevara, entrato dalla panchina. Goal ed assist per entrambi: proprio come contro l’Uruguay. Guevara è entrato fresco dalla panchina per aumentare la dose di qualità del centrocampo, altra mossa indovinatissima di Markariàn, mentre Vargas ha continuato a proporsi con grande qualità e generosità, cercando di appoggiare Guerrero nel migliore dei modi.

Alla fine il Perù è riuscito a rompere la linea e mi sembra una squadra in grande crescita, sia a livello atletico che di autostima. Mentre assistevo a questo match mi sono chiesto continuamente cosa sarebbe quest’Argentina e cosa sarebbe invece questo Perù a panchine invertite e non ho alcun dubbio: cambierebbe tutta la storia per entrambe la nazionali. Da una parte un allenatore che fa continui errori tattici infantili ma che guida una super potenza calcistica, dall’altra un grandissimo stratega che guida una nazionale che ha un passato remoto importante ed un passato prossimo ricco di sofferenze e delusioni. Così va il mondo: spesso funziona al contrario. La gara comunque è filata via liscia, con l’arbitro argentino Pezzotta che dopo le polemiche del match che ha condannato il River ha ritrovato la “banda roja”: questa volta era però quella peruviana e non gli ha fatto accusare alcuno scompenso.

Stasera ritroveremo il Brasile e capiremo forse se in questa “Copa” conterà qualcosa davvero oppure no. Mano Menezes sembra voglia riproporre la formazione che ha steccato contro il Venezuela ma deve stare attento perché il Paraguay non regalerà nulla ed è imperativo vincere; questa volta per la Seleçào vincere sarà ancora più importante che giocare bene. Non ottenere i tre punti significherebbe tenere pericolosamente in equilibrio il girone e continuare ad aizzare stampa e tifosi locali che in Brasile non sono mai disposti a perdonare. Nell’altro match tra Venezuela ed Ecuador vedo un sostanziale equilibrio e penso che alla fine possa scapparci anche il pareggio, o al massimo una vittoria di misura da parte di una delle due contendenti. Nel frattempo vi fornisco in anticipo un’indiscrezione. La prossima Coppa America che da calendario dovrebbe spettare al Brasile nel 2015, probabilmente verrà disputata in Cile, in seguito al gran numero di eventi che ospiterà il paese del Carnevale nei prossimi anni. Ma ora concentriamoci sul presente: la “Copa” sta entrando nel vivo e sta migliorando di giorno in giorno. Amen!